Tarot / XII – Le Pendu

L’Appeso ci osserva immobile, la sua condizione è una scelta, a testa in giù come un feto nel grembo materno entra in gestazione. Ci guarda dritto negli occhi imperturbabile dal suo nuovo punto di vista, assorto in uno stato meditativo.

“Sapendo che i Tarocchi sono impregnati delle tre grandi religioni monoteiste, si può anche vedere nei dieci bottoni dell’Appeso un rimando alla tradizione cabalistica e alle dieci sephirot dell’Albero della Vita. Il primo bottone del colletto presenta un punto, origine di ogni creazione. Nei quattro bottoni seguenti si alternano un elemento ricettivo e uno attivo. Il sesto bottone, che corrisponde alla sephira Tiferet, ha la forma di un sole ad otto raggi, perfezione della bellezza che unisce tutti gli altri elementi. Poi di nuovo un elemento ricettivo e un elemento attivo, seguiti da un nono bottone che presenta una luna e da un decimo in cui si iscrive un quadrato, simbolo della Terra. La meditazione consente all’Appeso di entrare nella saggezza universale che giace dentro di lui.”

Questa carta rappresenta quindi un momento di sosta e profonda riflessione perfettamente descritta dalla figura del gufo, l’uccello invisibile che vede nel buio, simbolo di grande consapevolezza. Con la sua vista sviluppata e la capacità di ruotare la testa di ben 240° questo animale è entrato presto a far parte dell’immaginario simbolico umano, se ne ritrovano rappresentazioni vecchie di 30.000 anni nelle grotte del sud della Francia. Nelle civiltà europee, americane e asiatiche il gufo trova sempre un posto importante, spesso è al fianco di divinità. Nei miti degli indiani d’America è accomunato all’Uomo Scheletro, dio della morte, a rappresentare simbolicamente la trasformazione e il rinnovamento; nell’antica Grecia è al fianco di Atena per la quale la morte è il terreno della vita e la notte il giaciglio del giorno.

“La profonda saggezza del gufo non sta solo nella capacità di portare alla luce ciò che è buio, ma anche di vivere ciò che è buio.”

E se l’Appeso parlasse…

“Mi trovo in questa posizione perché lo voglio. Sono stato io a recidere i rami. Ho liberato le mie mani dal desiderio di afferrare, di appropriarmi delle cose, di trattenerle. Senza abbandonare il mondo, me ne sono ritirato. Con me potete trovare la volontà di entrare in quella condizione in cui non esiste più la volontà. Lo stato in cui le parole, le emozioni, le relazioni, i desideri, i bisogni non vi tengono più legati. Per slegarmi ho spezzato tutti i legami, tranne quello che mi lega alla Coscienza.”

 

Alejandro Jodorowsky – Marianne Costa / La Via dei Tarocchi / Universale Economica Feltrinelli

Il Libro dei Simboli – Riflessioni sulle immagini archetipiche / Taschen