Stampare su tessuto con i colori naturali: un workshop fuori dal lab
La stampa su tessuto con colori naturali è una delle cose che mi piace di più portare fuori dal laboratorio. Ogni tanto prendo le matrici, i colori e gli attrezzi e organizzo un piccolo workshop intorno a un tavolo, di circa tre ore. Non c’è niente di complicato. Si stampa, si prova, e alla fine ci si porta a casa qualcosa fatto con le proprie mani.
I colori naturali
I colori che usiamo sono tre, a base grassa, ricavati dalle piante come si faceva secoli fa: giallo di reseda, lacca di robbia, blu di guado. Sono gli stessi che usavano i tintori e i pittori del Medioevo, e li realizza un artigiano che lavora i pigmenti naturali.

La reseda è una pianta spontanea, di quelle che spuntano anche tra le crepe dei muri. Il suo era un giallo così pregiato che nel 1243 uno statuto veneziano vietò di ottenerlo da qualsiasi altra pianta.
La robbia è una rampicante, e il rosso sta nelle radici. È un colore antico e tenace: lo usavano già gli Egizi per tingere il lino, e Leonardo per la pelle dei corpi.
Il guado è l’unica pianta europea da cui per millenni si è ricavato il blu. La sua storia nelle Marche è venuta fuori quasi per caso. Un veterinario, Delio Bischi, girava per i casolari dell’Appennino a curare le bestie dei contadini, e dappertutto trovava grandi macine di pietra con scanalature strane, diverse da quelle per il grano o per le olive. Nessuno sapeva cosa fossero. Erano macine da guado. Ne contò una cinquantina, e da lì è riemersa un’intera tradizione che si era persa.
Il tessuto e le matrici
Il tessuto che stampiamo è un vecchio lenzuolo di lino e cotone dei primi del Novecento, tessuto a mano al telaio. Ha una trama e un calore che la stoffa nuova non ha.

Le matrici le incido io, una per una, per Rosolaccio Blockprint: le trovi sul profilo Instagram e nello shop. Sono fiori di lino, papaveri, e una sirena bicaudata. Questa figura mi piace molto. La si trova scolpita nelle vecchie pievi di campagna, ma viene da molto più lontano: immagini simili compaiono su sigilli mediorientali di migliaia di anni fa, dove forse era una donna che partorisce, un segno di vita e di fertilità. Nelle piccole chiese, lontane dalle città, simboli come questo sono sopravvissuti accanto alla nuova fede. Stamparla vuol dire portarsi a casa un pezzetto di una storia molto antica del nostro territorio.
Come funziona
Si parte con qualche prova su pezze di stoffa e su carta, giusto per prendere la mano con gli attrezzi e i colori. Poi ognuno sceglie la matrice che preferisce e la stampa sulle sue due tovagliette, da portare via.
Sul tavolo c’è tutto: spatole, baren, piastrelle per stendere il colore, rulli, una pressa a mano, le matrici, carta e tessuto. Non serve saper fare niente. È un laboratorio, non una lezione: non si sbaglia, si prova e basta.

Nessuna stampa viene uguale all’altra, e va bene così. A volte il colore copre pieno, a volte lascia intravedere la trama del tessuto sotto. Sono le piccole differenze a rendere ogni tovaglietta un pezzo unico, diverso da tutti gli altri.
Dove
I workshop di stampa su tessuto con colori naturali sono itineranti. Li porto fuori dal laboratorio, a Montepulciano e dintorni, dove c’è un tavolo e un gruppetto di persone che ha voglia di provare. Si possono organizzare per chi è di passaggio e cerca qualcosa di diverso dal solito giro, o per chi vive qui e ha voglia di passare qualche ora a stampare.
Se ti piacerebbe fare una cosa così, scrivimi.